domenica 3 ottobre 2010

TREINTA Y TRES MINEROS












di Pina Piccolo


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Treinta y tres mineiros,
Se ne stavano nel grembo di Madre Terra
Inghiottiti
Da El Diablo del capitale
No, non erano un reality
E non era prevista l’espulsione
Per acclamazione popolare
Del meno simpatico
Forse neppure un libro
Si pianificava a Santiago
Nelle avenidas delle case editrici
“Si fueran mineros
Non fueran seguro intelectuales”
Treinta y tres mineros
Treinta y tres proprio come los anos
Di quel povero cristo
Nudi adesso e sottoterra
Sperando in una risurrezione
Tecnologica
Come profeti a mangiar locuste nel deserto
Non piu’ di 60 chili
Snelli e tonici devon restare
Per entrare nella capsula salvifica
Del Plano B.
E i sociologi che come voyeurs
Spiano se si sono creati
Una società verticistica
O se sottoterra sono stati contagiati
Dal virus dell’horizontalismo
De sus hermanos argentinos
E non sanno che sono venuti a tener veglia con loro
Lì nella loro oltretomba provvista di sonde
Gli spiriti de los duemila mineros y su mujeres y su hijos
Massacrati por la policia nel 1907 a Santa Maria de Iquique
Certo che ce ne sono state notizie da scambiarsi
Su 103 anni di prodezze sindacali
Di democrazie e di golpe
Di progresso e di regresso
Forse non sapevano neppure di Lula
Di Evo, di Cochabamba
Los espiritus de los masacrados
E la luce fioca del rifugio d’emergenza
Non è certo canicola che ombra stampi
E questi mineros non son certo l’uomo che se ne va sicuro
E a loro nessun giornalista chiede una parola
Che non sia quella del topo nella trappola
Dello speleologo accidentale che informa
Sullo stato della grotta
Non si prevedono esalazioni
Che portino a vaticini
Tra di essi non è Sibilla
Che qualche verità illustre
Possa comunicare
E le mogli, e i figli e le sorelle
E le madri, e i padri e i cugini
Nel villaggio de la esperanza
A esultare quando el Plano B
Promette de ser realizado
Prima di Natale
E le mogli, e le figlie e i fratelli
E le nonne e i nonni e le cugine
E i figli nati in loro assenza
E i genitori morti quando il figlio
Era sepolto-vivo
Lì ad aspettare
L’elemosina di una notizia
L’eco d’una voce come quella
Che li salutava ogni giorno dalla doccia
Dove si levava la faccia nera
E la sostituiva con la maschera
Benigna del gran lavoratore
Campafamiglia- capofamiglia
Ritornato dal sacrificio quotidiano
E los mineiros come Persefone distratta
Che ingoia i tre chicchi di melagrana
E las mujeres come l’inconsolabile Demetra
Che si vede la figlia strappata sei mesi all’anno
Dal Signore degli Inferi
E noi che dall’interregnum
Ascoltiamo e guardiamo
Con avidità d’occhio e d’orecchi
E aridità di cuore
Il dipanarsi di sventure altrui
Mentre pulluliamo
con dignità di vespe sulla superficie
a orecchie tappate e occhi bendati
verso i segni
che non dovremmo stentare
a decifrare.
Pina Piccolo, 1 ottobre 2010











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