mercoledì 29 aprile 2009

CRONACHE AQUILIANE III












di Lorenzo Marvelli

TERREMOTO. AQUILA. APRILE 2009

VIII. IL TERREMOTO MUTA LA NATURA DELLE COSE
27 aprile 2009, Tempera
Il terremoto è come la peste di Artaud e muta la natura delle cose. Ilterremoto è una macchina di trasformazione. Cambiano le strutture,cambiano i paesaggi, cambiano i comportamenti.Questa mattina sulla statale 17 per L' Aquila esagero con la velocità edazzardo un sorpasso; la Guardia di Finanza è appostata lì nei pressi emi ferma con la solita prontezza ma non mi multa appena dico che sono uninfermiere volontario e sto raggiungendo l'ambulatorio di Tempera.Il terremoto trasforma nel senso della comprensione e della gentilezzatutto e tutti. Anche le guardie del traffico. Come la peste.C'è la cucina nuova a Tempera, uno spazio più adeguato e pulito, cuochicon il cappello bianco in testa, il camice ed i guanti. Il magazzino èstato liberato dalle scorte ed è diventato un luogo di ritrovo e giocosoprattutto per i bambini. L'attenzione al tempo libero non è una cosasecondaria poiché contribuisce notevolmente alla costruzione dellafelicità in un luogo che per sua natura è triste.Fossa non è molto distante da Tempera. E' (era!) un paese bellissimo conun piccolo teatro conosciuto come "La fragolina". A Fossa c'è il mioamico Fabio che insieme ai ragazzi del Circolo Libertario 51 deL'Aquila, gestiscono un magazzino e distribuiscono le scorte anche neipaesi vicino.Vado a Fossa con l'intenzione di fare carico di amuchina per la cisternadell'acqua di Tempera.Sulla strada incontro un vecchio a piedi che mi ferma. Mi chiede diaccompagnarlo da qualche parte a prendere "il mangiare per i poveri".La macchina viene pervasa da un pungente tanfo di urina, il vecchio èmolto sporco e probabilmente non ha cambiato i suoi abiti e non si èlavato dal giorno della scossa. Capisco poco il suo dialetto, non smetteun attimo di raccontare ed urla, impreca per il buio che ha seguito ilterremoto e poi ride della capanna di legno che si è costruito per starecon la moglie vicino agli animali.Il vecchio vive a Sant' Eusanio, in aperta campagna e dice che, quellanotte, il terremoto gli portò via la casa ma anche la luce: finoall'alba né il vecchio e né sua moglie avevano potuto rendersi conto diquanto era accaduto. "Ho pensato che era venuta giù la montagna!", midice urlando e ridendo.Non tutti gli sfollati sono nelle tendopoli azzurre messe a disposizionedal Ministero. Ce ne sono molti che hanno scelto di stare in autonomiain una tenda di proprietà, magari vicino alle stalle degli animali. Comeil vecchio di Sant' Eusanio. Come un gruppo di famiglie in uno slargovicino alla cava di pietra di Tempera; girano volontari con il furgone edistribuiscono loro scorte di cibo, disinfettanti, giocattoli per ibambini e la gente prende, prende tutto ed immagazzina, mette da parteanche quando non è necessario.Questa ossessione allo stoccaggio delle scorte mi sembra sia uncomportamento molto diffuso tra la gente; c'è la paura che ne motiva ilgesto ma c'è anche l'abitudine e forse l'esagerazione.Il terremoto è la peste di Artaud e rende gli uomini ingordi.L'offerta d'aiuto per quel che mi riguarda non può non tenere conto chec'è un'abitudine all'aiuto che polverizza il desiderio, il coraggio,l'autorganizzazione, l'energia necessaria a ricostruir-si dopo lemacerie, al di là delle macerie e prima che lo facciano gli altri: lacapanna di legno del vecchio che puzza d'urina, la sua scelta diresistere alla montagna che viene giù, lontano dalla tendopoli e vicinoagli animali, ha proprio il senso del limite.L'individuazione di questo limite può essere un mio pensiero costante.Non c'è limite all'aiuto. Il terremoto è come la peste e tutto trasforma.Per smaltire le 5 scatole di rifiuti speciali ospedalieri che abbiamo inambulatorio e che cominciano a degradare sotto la pioggia insistente,carichiamo un fuoristrada della Misericordia ed andiamo al campo grandedi Paganica dove tutte le organizzazioni sono presenti in grande stileesibendosi e celebrandosi esageratamente.Impiego due ore per consegnare i rifiuti poiché, nonostante lospettacolo dei mezzi di soccorso, c'è tanta burocrazia, la solitaburocrazia. Ma finalmente ci riesco.Nella farmacia di Paganica ci sono i NAS a controllare i farmaci.La farmacista del nucleo di volontari dell' Ordine di Cuneo mi raccontauna storia incredibile e molto italiana: lo smaltimento dei farmaciscaduti ha un costo per le aziende e così a qualcuno è venuto in mentedi spedirli, nascondendoli tra quelli buoni, ai terremotati de L'Aquila;purtroppo gli autori non sono individuabili poiché quando all'inizio delsisma i farmaci invadevano i campi come un fiume in piena, a nessuno èvenuto in mente di tracciarli poiché altre sembravano le priorità.Non accetteremo più farmaci in ambulatorio a Tempera ed eviteremo cosìil rischio di utilizzare materiale scaduto.La primavera in Abruzzo tarda a venire. Il terremoto trasforma tutto,anche il tempo meteorologico. E così piove, fa freddo, c'è fango tra letende e tutto sembra più sporco di quello che è.La tenda dell'ambulatorio è anche il posto dove dormo di notte; hotrovato due stufe e spero siano sufficienti a riscaldarmi.L'ultimo pensiero prima della notte è un pensiero di rabbia che forse miimpedirà di sognare: l'immagine del farmacista che mischia farmaci buonie farmaci scaduti nella scatola, il suo ghigno. Poi ancora il tronfiospettacolo dei mezzi di soccorso nel campo di Paganica mentre chiedosoltanto di poter lasciare qualche sacco d'immondizia.Poi dormo. Nonostante il freddo. Nonostante il continuo abbaiare di un cane.

1 commento:

  1. È davvero emozionante descritto da uno che vive in prima persona questa situazione..
    Seguo con tanto interesse.


    Elisabetta

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