sabato 6 giugno 2015

IL POTERE RITUALE DELLA SCRITTURA

di Giovanni Bollini                                         




















 
La raccolta di racconti Sette Storie per l’Anima. Parole come Rimedi si propone di avere di fronte al disorientato lettore del nostro secolo, bersaglio di innumeri segnali provenienti dallo spazio simulacrale dei media, la stessa utilità di una guida Baedeker per i viaggiatori nordeuropei sul percorso spesso in dubbio del Grand Tour settecentesco, o quella ancor più sanguigna di un Barbanera per gli ultimi contadini resistenti e progressivamente immemori dei segreti della terra, nel secondo Novecento italiano.
Compendio quasi giornalistico di attualità meditativa, contributi di esperti e tutorial dell’anima, il volumetto risponde ai bisogni di uno spettatore sensibile della nostra realtà, ormai messo in guardia dai troppi segnali del suo disfacimento, e tuttavia bloccato nel limbo stucchevole in cui si mescolano attese millenaristiche e la stopposa consistenza del quotidiano, là dove una progressiva spersonalizzazione, o proprio l’attrattiva del vivere, in supplenza, le vite degli altri per mezzo degli stessi media appaiono soltanto una temporanea salvezza, quando non un precario surrogato.
Qui invece, rivendicando orgogliosamente e costantemente la dimensione oracolare di chi ancora ha l’audacia di scrivere sui massimi sistemi, ci mette di fronte alla nostra responsabilità di uomini e di donne: quella di ricordarci ed onorare nuovamente certa nostra modalità esistenziale orientata al trascendente, in una sorta di rinnovato fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Ma per sognare e realizzare, dunque: e che lo si creda per destino o per cultura o storia non importa, i personaggi simbolici di questa raccolta di racconti hanno l’approccio poetico (poietico, nel senso di un fare che si realizza attraverso il comunicare) e la solidità sincretica che compendia dai santi della tradizione cristiana agli eroi visionari della favolistica, fatti risalire attraverso l’esperienza del fantasy fino alla solennità sciamanica della tradizione orale e genealogica che va dall’area del Mediterraneo ai druidi celtici. Solidità tutta postmoderna, poiché l’efficacia maggiore, si sa, si ottiene demolendo il Regno del Male dall’interno, liberando il suo stesso veleno, e sublimandolo attraverso il potere rituale della scrittura, che mette a nudo, quasi fotografandole, la fragilità delle impalcature sui cui si fondano i modelli di realtà e le strutture di potere che l’uomo crea per prevalere, nella sua cinica conclusione che alla morte delle ideologie sopravvivano solo i più forti.
In un’ottica di reazione allo scivolamento verso il basso, e di relazione con il reale che assurge il sogno alla stessa dignità del fare, che segna ancora la necessità di una tensione idealistica come promessa di significato, nel suo percorso attraverso discipline come la biosistemica e la bioenergetica, così le scelte che disciplinano la struttura narratologica dei suoi racconti, nella ripetizione del loro slancio catartico e liberatorio, replicano, esorcizzandoli, i sabba mediatico-virtuali e deresponsabilizzanti dell’otium ai tempi di Internet, invitandoci a ritornare alla densità più concreta che ci appartiene dai tempi dei tempi, che è ancora quella salvifica, lenta e soprattutto condivisiva della Parola.

www.giovannibollini.it

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