martedì 8 marzo 2022

SEDUZIONE – un inno alla diversità. La mostra di Koen Vanmechelen agli Uffizi

Time of Truble, 2021, Photo credit Valentina Kovalisina

di Lolita Timofeeva

La mostra Seduzione dell'artista Koen Vanmechelen apre la stagione espositiva 2022 delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Il direttore EikeSchmidt ha scelto questo progetto,  evidenziando come il museo abbia “molto raramente in passato ospitato mostre d'arte contemporanea […] viste come un'intrusione in queste sale sacre”. Con trenta opere-installazioni, in una sorprendente connessione con l’arte antica del museo, l’artista belga affronta i temi dell'evoluzione e dell'ibridazione.

Abbattere i muri, cancellare i confini, incrociare le culture per trarne energia – trapela forte il messaggio dell’artista. Vanmechelen usa la metafora della natura, si mette sullo stesso piano con il mondo vegetale ed animale e, come se volesse riprendere il famoso commento di Diogene a Platone che definì l’uomo un animale bipede senza piume, rende il pollo protagonista della sua ricerca. Infatti, la mostra Seduzione è un ulteriore sviluppo del suo progetto Cosmopolitan Chicken in cui Koen Vanmechelen da anni realmente incrocia le razze di polli provenienti da tutto il mondo, sviluppando il dialogo costruttivo tra arte e scienza attraverso il quale dare risposta ad alcuni quesiti fondamentali dell’esistenza.


Temptation Constantinus, 2021, Photo credit Francesco Allegretto

La sperimentazione contraddistingue questo artista anche nella scelta dei materiali: in una fruttuosa collaborazione con Berengo Studio, sculture in marmo statuario di Carrara sono state completate con temibili e nello stesso tempo meravigliosamente fragili creature in vetro realizzate a Murano. È una sorta di metamorfosi in cui, come nella serie Templation, i miti greco-romani di quindici ritratti raffiguranti imperatori, guerrieri, eroi e divinità si trasformano attraverso la mutazione del pensiero che si materializza, con escrescenze zoomorfe – riflessioni in trasparenze vetrose.

Attraversando i magnifici corridoi del museo si arriva all’installazione Time of Truble: due animali feroci con un carico di spade di cristallo sul dorso si scontrano, penetrando uno nell’altro con la forza fino a fondersi, fino a privarsi della testa. È un’opera realizzata nel 2021 ma estremamente attuale perché crea nello spettatore un’associazione immediata con lo scenario di guerra appena scoppiata in Ucraina.

Si passa all’ironia della “dissacrazione sacrale” nell’installazione Sarcofagi di animale, con i sepolcri in marmo per i polli e i polli-faraoni imbalsamati ed esposti all’adorazione dei visitatori, in un memento mori .

E poi si ammira uno straordinario dialogo tra la potente Medusa di Caravaggio e due meduse Black and White di Koen con il volto di Chido Govera, l’imprenditrice ed attivista sudafricana annoverata  tra i 25 innovatori che stanno cambiando il mondo, l’installazione è un gioco di dicotomie: nero e bianco, buio e la luce, bene e il male, umano e divino. 

La Seduzione di Koen Vanmechelen è un inno alla diversità, è l’incanto per la natura, la meraviglia per la vita, la magia dell’arte.


Temptation Faustina, 2021, Photo credit Francesco Allegretto

Artista belga, Koen Vanmechelen (1965) è artista concettuale di fama internazionale. Il suo lavoro innovativo affronta due temi principali, la diversità e l'identità bioculturali, e comprende tre progetti: 'Cosmopolitan Chicken Research Project', 'Cosmogolem' and 'The Walking Egg'. Centrale nella sua opera è il Gallus gallus o pollo. Negli ultimi dieci anni Koen Vanmechelen ha collaborato con scienziati di diverse discipline . Il che gli è valso il conferimento della laurea honoris causa presso l'Università di Hasselt (2010). Nel 2013 ha vinto il Golden Nica Hybrid Art. Vanmechelen utilizza una plethora di strumenti creativi per la sua opera: pittura, video, installazioni, tecniche innovative 3D, sculture e anche il vetro.

martedì 2 febbraio 2021

Il Palazzo del Pegaso riapre la mostra lelle artiste lettoni.

 

Valentinaki, Eugenio Giani, Lolita Timofeeva e Mattia Lapperier all'inaugurazione
Valentinaki, Eugenio Giani, Lolita Timofeeva, Mattia Lapperier

Il 3 febbraio 2021 riapre al pubblico la mostra “La Via dell’Ambra. Reloading”, inaugurata lo scorso 22 ottobre e rimasta in sospeso a causa del protrarsi dell'emergenza da Covid-19.

Il Palazzo del Pegaso (Vetrina Expo Comuni) di Firenze ospita l’esposizione di due artiste di origine lettone - Lolita Timofeeva e Valentinaki - residenti in Italia ormai da diversi anni.

Entrambe scorgono nell’antica rotta marittima che congiungeva il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, nota come Via dell’Ambra, un’immagine che esprima in modo compiuto il proprio percorso biografico, artistico e umano. Le due artiste tracciano un cammino in cui memoria identitaria e coscienza collettiva si fondono a questioni di spiccata attualità come l’inquinamento o la recente emergenza sanitaria.

L’esposizione, patrocinata dal Consiglio regionale della Toscana e dall’Ambasciata della Lettonia in Italia, è a cura di Mattia Lapperier ed è organizzata dall’associazione Kengarags, in collaborazione con l’associazione lettone in Italia e Svizzera italiana ALISI. L’evento espositivo si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per i 100 anni di indipendenza della Repubblica di Lettonia e cade nel ventennale di gemellaggio tra Firenze e Riga, attuato nel 2000 proprio da Eugenio Giani, il Presidente della Regione Toscana che inaugurerà la mostra insieme al Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo alla presenza del Console Onorario della Lettonia a Firenze Nicolò Rositani.

Orario di apertura

lunedì -venerdì

15.00-17.00

Ingresso gratuito

Informazioni

T. +39 338 8597309

T. +39 349 4101140

T. +39 392 1704048

kengarags@fastwebnet.it


mercoledì 28 ottobre 2020

La Lettonia di Lolita Timofeeva nella mostra “La via dell’ambra. Reloading”

 

b Maps, 2019

di Mattia Lapperier

dal catalogo in mostra

Lolita Timofeeva riflette sui processi geopolitici della Lettonia, terra in cui è nata, dove ha intrapreso la carriera artistica e dove ha risieduto sino al 1991. Per mezzo di un personale linguaggio pittorico associato all’installazione, si pone alla ricerca delle immagini più antiche della cultura visiva e dell’arte popolare lettone. Include nei propri lavori testimonianze dirette provenienti dal passato della sua terra d’origine come vecchie foto, documenti originali, distintivi e altri elementi che tramandano una storia allo stesso tempo privata e collettiva. 

Meta, 2020
Rituali,2020

Tra i simboli pagani a cui attinge, Māras Krusts (Croce di Mara) è certamente quello che ricorre più di frequente poiché incarna un’antica e potente rappresentazione simbolica del mondo materiale, collegata al culto della Terra e della Natura. In alcune opere compare come un sigillo impresso a fuoco su alcune fotografie; in altre è ripetuta in modo quasi ossessivo, variata nell’orientamento rispetto allo spazio del supporto; in un lavoro in particolare occupa tutta la superficie della rappresentazione cartografica della Lettonia, con la programmatica intenzione di porre il Paese sotto la propria protezione. Gli assemblaggi di oggetti, emblemi e parole che propone Lolita Timofeeva alludono a una storia e a un’origine condivisa, a un’umanità riunita attorno a uno stesso mare che si riconosce in una medesima lingua. Tale atavica comunità d’intenti si ravvisa tanto nell’installazione composta da bandiere nautiche quanto in un’opera-manifesto che dimostra la concordanza linguistica tra le parole lettoni e quelle latine, entrambe debitrici del sanscrito.

Naktis -Dina, 2019

Proprio come l’ambra trattiene dentro sé elementi provenienti dal passato, allo stesso modo molte delle carte presenti in mostra recano immagini o date che riecheggiano tappe significative della storia della Lettonia come il 1918 (anno del Trattato di Brest-Litovsk con cui la Russia bolscevica e gli Imperi centrali riducono la Lettonia a provincia tedesca); il 1939 (anno del patto Molotov-Ribbentrop con cui la Lettonia diviene parte dell’URSS); il 1949 (anno in cui avviene la deportazione di massa in Siberia ad opera di Stalin) o il 1991 (anno del golpe in URSS che ha indirettamente causato l’indipendenza dei Paesi Baltici). Vicende di vita personale sono legate a doppio filo a fatti storici come la guerra fredda, l’alluvione di Firenze, la contestazione sessantottina, la Primavera di Praga, sino al disastro nucleare di Chernobyl. Le opere di Lolita Timofeeva si nutrono del passato per offrirsi al presente come testimonianze vive. Esse sono crudamente offerte all’osservatore, senza alcun filtro, con la schiettezza di una cronaca e l’audacia di un manifesto.

1991 

 

La Via dell’Ambra. Reloading

una mostra di Lolita Timofeeva e Valentinaki

a cura di Mattia Lapperier   

23 ottobre 12 novembre 2020

Palazzo del Pegaso, Firenze

L’archeologia del futiro di Valentinaki nella mostra “La via dell’ambra. Reloading”


 

Scultura Post-Plastic-Fauna I, 2020  

di Mattia Lapperier

brano dal catalogo mostra

Valentinaki imprigiona nella resina sostanze naturali e artificiali, dando origine a delicati cromatismi dalle forme astratte. Tale operazione concettuale le consente di riflettere sui problemi ambientali che rischiano di segnare indelebilmente la qualità della vita delle generazioni future. L’artista crea elementi zoomorfi che rievocano organismi primitivi, anche grazie all’intrusione nelle sue composizioni di valve di conchiglia d’ostrica.

Post-Plastic-Fauna V, 2020

Post-Plastic-Fauna XII, 2020

Il ciclo di lavori che propone in mostra è composto, oltreché dai citati lasciti del mare, anche da materiali inquinanti e non degradabili, provocatoriamente impiegati dall’artista con lo scopo di sensibilizzare i visitatori sui rischi che si corrono se sprovvisti di un’adeguata cultura al rispetto dell’ambiente. Le opere selezionate per la mostra rimandano all’ambra sia per il mero aspetto esteriore che, soprattutto, per la portata del loro significato intrinseco. Possiamo pertanto considerare i recenti lavori di Valentinaki come degli involucri fossili in cui è raccolta idealmente l’eredità del nostro tempo, così come giungerà alle future generazioni. A rimarcare ulteriormente tale intima connessione tra le varie epoche, l’artista inserisce nei suoi lavori, ricamandolo direttamente sulla tela, uno dei tradizionali simboli popolari lettoni noto come Saules koks (Albero del Sole). Tale ancestrale figurazione arborea presa a prestito anch’essa dalla cultura pagana – realtà ancora viva e piuttosto diffusa nella Lettonia contemporanea – unisce gli avi alle generazioni di oggi e queste ultime ai loro figli. Passato, presente e futuro si intrecciano e trovano fissa dimora in una concrezione di resina dalle forme involute e dall’aspetto primordiale. Valentinaki allestisce un’autentica archeologia del futuro costituita dai suoi reperti che colloca nello spazio espositivo in modo tale da rievocare le wunderkammern tedesche o i gabinetti di curiosità scientifiche custoditi nei primi musei di scienze naturali. Tanto le scelte allestitive quanto la simbologia dell’Albero del Sole concorrono a porre in evidenza la delicata questione sulla responsabilità morale nei confronti dei nostri posteri, vero filo conduttore dell’intero ciclo.

Scultura Post-Plastic-Fauna II, 2020

 

L’ambra trattiene dentro sé il nostro retaggio culturale. Lo imprigiona per sempre e allo stesso tempo lo svela in virtù della sua trasparenza. Lo protegge dalle insidie del tempo, cristallizzandolo in un eterno presente. Lo proietta nel futuro sotto forma di un messaggio non sempre immediatamente comprensibile ma che spetta a noi decodificare, comprendere e tramandare.

 

La Via dell’Ambra. Reloading

una mostra di Lolita Timofeeva e Valentinaki

a cura di Mattia Lapperier

23 ottobre 12 novembre 2020

Palazzo del Pegaso, Firenze